Ministri + Fratelli Calafuria

Il grosso problema degli avvenimenti tragici nella vita, oltre agli avvenimenti stessi, sono le ricorrenze.
Trovo che la ricorrenza sia una pratica sadica messa in atto per ricordarti che i giorni tornano, le persone no.
Ecco io per esorcizzare tutto ciò ogni 9 di Aprile cerco di fare qualcosa di bello, tipo quest’anno sono andata a trovare i Fratelli Calafuria e i Ministri al Live Club di Trezzo sull’Adda.

Da buona romantica faccio notare a Paco e Andrea che proprio in quel di Trezzo ci conoscemmo 3 anni fa e dopo uno “sticazzi” inteso alla romana s’è dato il via alla serata con una cena in modalità sala mensa del rocchenroll; con le band e i tecnici divisi per tavoli manco fossimo in un remake fatto male di un telefilm adolescenziale che titolerei senza dubbio Live Club 20056 per mantenere un certo grado di referenzialità.
Ovviamente il tavolo Calafuria è il più fantozziano, nel senso che ci incaponiamo a sederci lì nonostante non ci siano coperti per tutti e invece di spostarci su tavoli più spaziosi ci mettiamo a prender sedie e coperti di altra gente in un raptus di furia accecata dalla fame più nera.
Giusto il tempo di un caffè con talmente tanti risciacquini di grappa da tirare a lucido le tazzine ed è già ora di aprire le danze sul palco: 25 minuti di Calafuria accolti con calore dal pubblico che ha cantato e schiamazzato a dovere. Poi intervengono i Soviet Soviet che non compaiono nelle foto in quanto ero impegnata a mangiarmi tutti i pomodorini e le cruditè nel camerino dei Calafuria.
Poi arrivano i Ministri dopo un’intensa sessione di riscaldamento vocale che ha fatto da tappeto sonoro al mio scambio di opinioni con Andrea (temporaneamente ribattezzato Andreo) sulle rispettive esperienze con lo studio del canto.

La regola dei 3 pezzi per i live dei Ministri è sacrosanta, mi ritrovo nella fossa sotto palco con una decina di fotografi tutti più alti e imponenti di me; decido che se voglio sopravvivere devo piazzarmi sul lato più esterno e cercare di combinare qualcosa di buono sfruttando le diagonali. Tanto poi avendo il pass posso indugiare 5 minuti sul palco a scattare ancora dalla postazione regia cercando sempre di non stare troppo in mezzo ai maroni.
Finito il concerto ci ritroviamo tutti in backstage, il camerino dei Ministri è invaso di gente, quello dei Calafuria straripa solo della nostra stupidera; Divi viene a prendere i ragazzi per le orecchie e li porta a fare un brindisi con lui esclamando subito dopo “Oh ragazzi ora che si fa? Andiamo a fare schifo a Milano?”

E mentre rido capisco che anche quest’anno ho superato con successo il 9 Aprile.