4/qUARTI 2016

La storia del 4/Quarti è conosciuta da praticamente tutti i discepoli bresciani del rocchenroll. Chi però non ha avuto i natali o mai ha avuto la fortuna sfacciata di vivere qui, bere il nostro più famoso cocktail (acqua e cromo esavalente) e respirare gli effluvi dell’inceneritore, di certo non sarà al corrente che qui (oltre a una vertiginosa mortalità per tumori) abbiamo un festival unico in Italia e, a quanto dice il Guinness World Record, nel mondo.
Il 4/Quarti è in soldoni una maratona musicale in cui per 10 ore (dalle 14 alle 24) si alternano su un solo palcoscenico non meno di 100 band (a volte anche un paio di più), esibendosi con un solo brano a testa in una frenesia di fulminei cambi palco a cura dello stage manager più forte in circolazione: Diego Spagnoli (co-ideatore dell’evento insieme ad Alberto Belgesto di Latteria Molloy).
Ed è proprio nella vecchia sede di Latteria che il 4/Quarti ha la sua prima edizione risalente al 4 Aprile del 2009 (da cui il nome della manifestazione), quel circolo Uisp che sembrava più un bar sport di un locale live (in effetti lo era per certi versi). Negli anni in cui Latteria Molloy stava cercando una nuova casa, 4/Quarti si è spostato al parco Castelli per poi tornare in Latteria una volta trovata la nuova (e attuale) sede; ma per riuscire ad accogliere la grande affluenza di pubblico senza problemi relativi al maltempo, da ormai due edizioni il carrozzone si è spostato nel mio paesello: Borgosatollo (affettuosamente conosciuta dai locals come BorgoSeattle), meritevole di avere un centro sportivo attrezzato con area feste coperta e uno staff  lungimirante ed in gamba che lavora negli uffici del Comune.
La mia storia col 4/Quarti inizia come spettatrice dalla seconda edizione in poi, con due parentesi lavorative in cui nel 2011 (la gloriosa edizione di chiusura della vecchia sede) sono rimasta appollaiata sopra una scaletta in zona mixer per dieci ore a fotografare tutti e l’anno scorso quando,  in qualità di fotografa del locale, sono stata sottopalco per dieci ore al freddo (nonostante fosse Maggio inoltrato) a fotografare tutti concedendomi solo delle pause pipì congeniate appositamente per non perdere nemmeno un’esibizione e scroccando sigarette al pubblico delle prime file (grazie ancora amici). Un anno invece ho partecipato come corista in una splendida rivisitazione in chiave metal del grande classico del catechismo Osanna, esibizione che ci ha portato la vittoria morale come performance migliore della giornata.
Quest’anno avrei potuto tranquillamente farlo da spettatrice, ma ho deciso di fare l’unica cosa che ancora non avevo fatto; un bel reportage dal backstage. Ed eccolo qui il frutto di un estenuante pomeriggio a bighellonare in giro bevendo le birrette insieme ai miei amici La Merda. Troverete delle interessanti chicche, tipo la pura espressione facciale di Alberto Belgesto appena prima di dire la sua famosa catch phrase “Vecio, menata”, un Beppe Facchetti giocherellone che mi fa gli scherzoni cercando di appiattirsi al suolo mentre lo fotografo e il momento in cui la nostra amica Patty scopre di avere un coro da stadio a lei dedicato inventato dallo staff di Latteria.

Ah per la cronaca, sono orgogliosa di annunciare che quest’anno il vincitore come migliore in campo è stato mio fratello.