The Floating La Merda

Ecco ora che ho ottenuto l’attenzione di tutti con questo sobrio ed accattivante titolo, premetto che si tratta solo di un gioco di parole nato dai due elementi principali di questo racconto: il concerto dei La Merda al Belleville di Paratico e la visita al chiacchieratissimo The Floating Piers fatta il mattino seguente e frutto di un tour de force tattico concepito dopo una settimana di ricerche sul miglior modo di arrivarci.

Essendo questo un blog che parla di fotografia musicale non potevo non agganciarmi a un concerto e così ho fatto approfittando del live dei miei amici di cui ho parlato già in un paio di occasioni: ad aprire la faccenda un altro gruppo di amici in trasferta da Milano, Huge Molasses Tank Explodes. Mentre loro suonano si scatena il diluvio universale fuori dal Belleville e verso la fine del loro live ci ritroviamo tutti a fissare fuori dalla finestra il battello proveniente da Montisola che tenta invano di attraccare finendo per girare su se stesso per 10 minuti buoni: un’impresa titanica finita meglio del Titanic stesso, moquette di vomito a parte.

Arriva il turno dei La Merda, il loro show è tutto ritmo e luci colorate con l’aggiunta di uno special guest alla voce. Ad aggiungere pathos al light design ci si mette la Natura con un assolo di fulmini dentro i cumuli di nubi che si snodano sopra il lago, in certi momenti giuro che sembrano andare a tempo con l’intricato tappeto ritmico del buon Cecco e sì, potete chiedermi il numero del mio spacciatore.

Finito il concerto inizia l’avventura The Floating Piers, o meglio il nostro programma prevedeva un drittone da adolescenza per arrivare all’apertura a Sulzano alle 6, ma la gioventù non è più cosa che ci riguarda e a mezzanotte e mezzo siamo tutti da buttare. Così decidiamo di dormire 3 ore a casa della nostra amica Elisa e poi partire alle 5 per prendere il trenino che da Iseo va a Sulzano: soluzione ottimale per chi come noi non ha 20 euro da spendere per il parcheggio ufficiale; infatti parcheggiamo davanti a un bar in zona stazione come se niente fosse.

Finalmente alle 7 di mattina siamo sul percorso giallo oro e io me lo sparo tutto canticchiando la canzone del Mago di Oz. La sensazione di ondeggiamento è divertente soprattutto quando ci sdraiamo al sole. Durante il percorso approccio una degli addetti ai lavori e le chiedo se ha un souvenir da darmi, che consiste nel pieghevole con le informazioni sull’evento e un campione della stoffa gialla di cui è rivestita la passerella. La tipa mi guarda con un’espressione a metà tra la delusione e l’odio e mi passa il suo ultimo souvenir completo di stoffa: d’ora in avanti vedo solo pieghevoli nelle mani dei visitatori. Sono felice come una bambina.
Sì perché io a questo evento ci tenevo davvero a partecipare; conosco il lavoro di Christo e Jeanne-Claude e so che l’interazione è ciò che porta la passerella ad essere opera, non tanto il simbolismo del camminare sulle acque o la mancata meta per il percorso. Quello che però depreda l’evento della sua magia è il contorno a dir poco gardalandiano fatto di stand con panini alla porchetta e cestini colazione a 5 euro, per non parlare della palese cresta sul prezzo dei “parcheggi ufficiali”, che di ufficiale hanno solo il punto di partenza delle navette.

Quindi i detrattori non sprechino fiato a detrarre, soprattutto se credono che la Land Art sia un reality show sui giardinieri con manie di grandezza.