Battles – Latteria Molloy

Lo pensavo giusto lo scorso Maggio ai Magazzini Generali mentre li ascoltavo in brodo di giuggiole (per me era la prima volta quella, mica come i miei amici che li hanno visti dalle 5 alle 8 volte). Dal basso del mio metroecinquantotto e da metà sala vedevo solo il celebre crash alto alto e pensavo “pensa che figata sarebbe fotografarli”.

Ecco, un paio di mesi dopo arriva l’annuncio: Battles in Latteria e quasi mi prende un colpo dalla felicità. Conto i giorni, le ore, non dormo la notte…sto esagerando? Vabbè, arriva il giorno e sono così impaziente che arrivo in Latteria alle 17 sapendo che avrei trovato i ragazzi del locale intenti a montare la backline, decido di scattare qualche foto anche di quei momenti di attesa della band e senza stare troppo in mezzo ai piedi mi azzardo anche a documentare il montaggio di quel crash alto alto che solo qualche mese prima guardavo da lontano.

La logistica è complicata, i Battles atterrati a Malpensa arrivano intorno alle 19, devono ancora fare il soundcheck che si protrae a ridosso dell’orario di apertura. Chiedono di togliere le transenne e so già che dovrò sgomitare senza quei 50 cm di photo pit. Vorrei parlarci e presentarmi ma li vedo concentrati e forse un po’ tesi per via dei tempi stretti. Rimango in sala spiarli da lontano mentre Stefano, che li ha fotografati più volte in passato, mi da due dritte sulle angolazioni strategiche per fotografarli e a un certo punto arriva David che ci guarda e si presenta scambiandoci per il gruppo di apertura. Ho gli occhi a cuore, ma riesco a darmi un contegno.

Inizia il set di Giungla, la preferisco ora che con gli Heike has the Giggles, più ruvida. Brava.
Durante il cambio la batteria viene spostata sul bordo palco, pronta per schiaffeggiare le prime file e si parte. Io mentre scatto ancora non ci credo. Praticamente non ci ho creduto per tutta la durata del concerto che fossero lì a suonare letteralmente in faccia a noi, in questo locale per il quale a fine serata ci hanno fatto i complimenti, sì i complimenti.
Ma cosa vuoi che ne sappiano loro, a Brescia non c’è mai niente da fare.